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Le Terre Verdi

Le miniere di Terre Verdi
L'estrazione delle Terre Verdi sul Baldo, in località Malga Pianeti poco lontano dall'attuale lago Pra da Stua,  era un'attività nota fin dall'epoca romana. Si concluse con l'avvento dei colori sintetici, nel 1947, anno in cui Domenico Andreolli, l'ultimo minatore di Brentonico, abbandonò l'attività estrattiva. Lo sfruttamento di questi giacimenti contribuì alla ricchezza della famiglia Eccheli di Pilcante, alla quale la Repubblica di Venezia aveva concesso la possibilità di coltivazione. La famiglia, nel 1500, si stabilì a Brentonico, in un Palazzo che assunse il nome della casata e il cui colore dominante, il Verde chiamato "Brentonico o Verona", era ricavato proprio dalle omonime miniere. Oggi il nome "Terre Verdi di Brentonico" identifica una terra verde del veronese.

Il minerale
"La Celadonite è un silicato idrato di ferro a costituzione compatta, aggregato in masse terrose di colore verde cupo" (Ottaviani S. , 1973). Nelle gallerie si trovavano le cavità di basalto che conservavano le terre verdi. "Queste (ultime) potevano essere tagliate a forza con un coltello, dando luogo a superfici di taglio liscie e leggermente untuose" (Bertolli L. , 1993).

Le cave
Negli anni 20 del Novecento erano circa 10 le miniere in attività, in ognuna delle quali lavoravano 4-5 persone, ma sembra che precedentemente fossero molto più frequentate. Le gallerie, lunghe circa 200-250 m, presentavano un'altezza e un fondo irregolare, spesso in salita e con frequenti buche: in alcuni tratti vi si poteva entrare solo strisciando. I minatori erano contadini per cui si occupavano dell'estrazione da novembre a marzo, e soltanto di notte, per non rimanere accecati dalla luce solare all'uscita dalla buia galleria. Sull'Altopiano si potevano trovare anche le miniere di terre gialle a Saiori e quelle di terre rosse a Crosano.

L'estrazione
Il minatore estraeva il materiale servendosi di mazza e piccone, e conducendolo all'esterno della galleria con gerle; lì lo attendevano i familiari per il lavaggio e la separazione. La terra verde prelevata infatti aveva l'aspetto di una massa terrosa compatta di color verde quasi nero. Il materiale veniva cernito a  mano  per separare la terra vera e propria dalle parti sassose. Gran parte della "terra" ottenuta veniva utilizzata tal quale, macinata ed eventualmente "lavata". Appena asciutta, la si insacchettava e la si portava a dorso di mulo alla stazione ferroviaria di Mori per condurla a Verona o Amburgo, dove veniva lavorata per ricavarne terra colorante.

Usi
"La terra verde era facilmente commerciabile e aveva un buon prezzo […] e miscelata con acqua originava un ottimo colore usato in cantieri navali, nelle costruzioni civili, o per realizzare affreschi come quelli famosi di Castel Roncolo di Bolzano oppure per la colorazione di velluti. Si utilizzava infatti direttamente su malta e calce, ma non per la pittura a pastello, acquerello o olio. La terra pregiata veniva poi inviata ai cantieri navali della Svezia oppure portata con il cavallo alla Ditta "Colombai" di Verona." (Rudari, 1991). Una certa quantità di terra verde venne inoltre spedita regolarmente da Domenico Andreolli ad un pittore norvegese e sembra che il materiale sia stato utilizzato anche nella prima tipografia milanese del "Corriere della Sera".


Per saperne di più: (2015) Guida al Parco Naturale Locale del Monte Baldo. Rovereto: edizioni Osiride.

Bertolli, A. (2013). Guida all'Altopiano di Brentonico, Monte Baldo Trentino. Trento: Curcu & Genovese.

Bertolli, L. (1993). Le miniere di Terre Verdi. In S. S. Brentonico, Storie del Baldo. Calliano (Trento): Manfrini R. Arti Grafiche Vallagarina S.p.A.

C. W. Von Gümbel, c. i. (1896). Dalla terra verde del Monte Baldo (Terra verde di Verona, Terra verde di Brentonico, Celadonite di Glocker). Monaco: Rendiconti delle sessioni della classe di matematica e fisica dell'Accademia Bavarese delle Scienze Vol. XXVI. Quaderno IV. Stampa della Tipografia Accademica di F. Straub.

Ottaviani, F. (2007). I Brentonicani. Trento: Gabriele Weber Edizioni. Ottaviani, S. (1973). Brentonico. Terre Verdi. I Quattro Vicariati.

 
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