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Insetti

Testo a cura di Mauro Gobbi e Valeria Lencioni - Sezione di Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia del Museo delle Scienze di Trento

Perché è necessario proteggere gli insetti? La gestione sostenibile dell'ambiente non può prescindere da un'approfondita conoscenza della biodiversità e del funzionamento degli ecosistemi naturali. Gli insetti sono la componente principale della biodiversità, soprattutto animale, per numero di specie e di individui. La sensibilità di alcune specie a stress ambientali, anche di lieve intensità, rende gli insetti ottimi bioindicatori di qualità ambientale.

Quali insetti è prioritario tutelare e monitorare? L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha redatto una lista di specie (red list) a rischio di estinzione. Di tali specie è quindi fondamentale conoscerne la distribuzione e i fattori di rischio che ne possono compromettere la sopravvivenza. Lo strumento gestionale disponibile in Italia per la tutela di tali specie è la Direttiva Habitat (DH) al quale si affiancano anche liste regionali. Una di queste liste è quella che il MUSE-Museo delle Scienze, in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento, ha pubblicato nel 2012 (www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1617138112000532). La lista comprende 70 specie di invertebrati a rischio di estinzione sul territorio provinciale.

Motivi della ricerca

Nel 2014 il MUSE ha condotto uno studio mirato a verificare la presenza nel Parco Naturale Locale del Monte Baldo di tre specie di insetti considerate prioritarie quindi meritevoli di speciale attenzione:

  1. Euplagia quadripunctaria (Allegato DH: II e IV). Nota come Falena dell'Edera è un lepidottero (Arctiidae) diffuso in gran parte del territorio italiano dal livello del mare sino a circa 2000 m di quota con predilezione per boschi ombrosi freschi e umidi. Gli adulti, floricoli ed attratti in modo particolare da Eupatorium cannabinum e Sambucus ebulus, sono ad attività sia diurna sia notturna. In Italia la specie è presente in tutte le regioni.
  2. Lucanus cervus (Allegato DH: II). Noto come Cervo Volante è un coleottero (Lucanidae) che predilige boschi maturi di latifoglie, soprattutto quercete planiziali (Quercus robur) o di media altitudine. È una specie la cui larva si nutre di legno marcescente; lo sviluppo richiede da 3 a 6 anni ma può durare, eccezionalmente, anche fino a 8 anni. Il principale fattore di minaccia è legato alla distruzione e frammentazione dell'habitat forestale per cause antropiche.
  3. Cerambyx cerdo (Allegato DH: II e IV). Noto come Cerambice della Quercia e un coleottero (Cerambycidae) la cui larva è legata per lo sviluppo alla presenza di vecchie querce senescenti ma ancora vitali, con predilezione per quelle più esposte al sole. Il principale fattore di minaccia è legato alla distruzione e frammentazione dell'habitat forestale per cause antropiche.

Risultati ottenuti

Da un'analisi cartografica e da una serie di sopralluoghi abbiamo messo in evidenza che quattro aree del Parco includono gli habitat di presenza potenziale delle specie indagate: Lago di Loppio, Manzano, Monte Baldo di Brentonico e Talpina Brentonico. Le uscite sul territorio hanno confermato che queste aree ospitano almeno due delle tre specie prioritarie, Euplagia quadripunctaria e Lucanus cervus, mentre Cerambyx cerdo non è stato trovato.

Nello specifico E. quadripunctaria è stata osservata a Monte Baldo di Brentonico e Lago di Loppio, mentre L. cervus a Talpina di Brentonico e Lago di Loppio, indicando la presenza qui di elevata qualità degli habitat forestali.

Il mancato rinvenimento di C. cerdo è imputabile all'assenza nel territorio del Parco di vecchie querce senescenti ma vitali di cui la specie necessita per completare il proprio ciclo vitale. 

Femmina di Lucanus cervus avvistata nel Parco
(foto di V. Lai)
Adulto di Euplagia quadripunctaria avvistato nel Parco
(foto di V. Lai)
 
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